Omesso reverse charge, rinvio alla Corte di Giustizia

In queste pagine abbiamo avuto già modo di occuparci della questione relativa alle conseguenze, in ambito Iva, derivanti dalla mancata integrazione o auto fatturazione di operazioni, rilevanti ai fini Iva in Italia e poste in essere da soggetti passivi d’imposta in altro Stato, da parte dell’acquirente o committente soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato. Per tali operazioni, infatti, il debitore del tributo, come stabilito dall’art. 17, co. 2, del DPR 633/72, è il cessionario o committente soggetto passivo d’imposta in Italia, il quale deve procedere, alternativamente, all’integrazione della fattura del cedente o prestatore soggetto passivo in altro Stato Ue, oppure all’emissione di autofattura, laddove la controparte sia un soggetto passivo in uno Stato extraUe.
In entrambi i casi, il documento integrato, ovvero l’autofattura, devono essere annotati sia nel registro delle fatture emesse di cui all’art. 23 del DPR 633/72 (per l’imposta a debito), sia in quello degli acquisti di cui all’art. 25 del DPR 633/72 (per l’esercizio del diritto alla detrazione). Premesso ciò, è opportuno verificare quali possano essere le conseguenze, sia in termini sostanziali, sia sanzionatori, nel caso in cui il debitore del tributo (cessionario o committente) non proceda all’adempimento relativo all’inversione contabile (integrazione o autofattura). Sul punto, è necessario ricordare che la Corte di Giustizia Ue, con la sentenza relativa al caso Ecotrade (cause riunite C-95/07 e C-96/07), ha stabilito che il principio di neutralità fiscale esige che la detrazione dell’IVA a monte sia accordata se gli obblighi sostanziali sono soddisfatti, anche se taluni obblighi formali siano omessi. In buona sostanza, l’omissione di un obbligo formale, quale la mancata annotazione dell’autofattura, ovvero la mancata integrazione, non integra la violazione sostanziale dell’omesso versamento dell’imposta. Nel reverse charge, infatti, non si assiste alla manifestazione finanziaria dell’Iva, ragion per cui l’obbligo sostanziale non risulta mai omesso, semmai solo quello formale. Tale conclusione, tuttavia, non risulta recepita dalla giurisprudenza nazionale, anche di legittimità, che in tempi recenti si è dimostrata spesso ondivaga e contraddittoria, emanando sentenze di senso opposto sia pure con riferimento a fattispecie identiche. In particolare, in data 11 settembre 2013, la Suprema Corte, con la sentenza 20771, riferita al 2009, ha negato il diritto alla detrazione per assenza di annotazione del documento nel registro degli acquisti entro il termine biennale di cui all’art. 19 del DPR 633/72: diversamente, il medesimo giorno, con la sentenza 20774, riferita al 2000 e 2001, ha ammesso la detrazione, poichè il costo è stato comunque contabilizzato nel libro giornale.
È evidente la confusione che regna presso gli ermellini, poiché l’annotazione del documento in contabilità generale non assume alcun rilievo ai fini dell’esercizio del diritto alla detrazione, che per essere esercitato richiede necessariamente la registrazione nel registro degli acquisti di cui all’art. 25 del DPR 633/72. Sul punto, si segnala che con ordinanza n. 25035 del 7 novembre 2013, la Corte di Cassazione rinvia la questione alla Corte di Giustizia Ue.
Infine, resta aperta la questione delle sanzioni applicabili, poiché la R.M. n. 56/E/2009, pur riconoscendo i principi derivanti dalla sentenza Ecotrade, e consentendo la detrazione anche se scaduti i relativi termini, ritiene applicabile la sanzione del 100%. Tale conclusione è avvalorata dal fatto che la sentenza Ecotrade rinvia agli Stati membri la determinazione delle sanzioni (materia di competenza dei singoli Stati), anche se sembra evidente che la sanzione del 100%, pari all’imposta, non sia compatibile con i principi di proporzionalità, equivalenza ed effettività (sul punto, si veda anche la denuncia Aidc del 5 novembre 2011, indirizzata alla Ue). È appena il caso di evidenziare che sulla scorta della sentenza Ecotrade, alcuni Paesi europei hanno modificato l’impianto sanzionatorio in caso di omesso reverse charge, come ad esempio la Germania che ha eliminato la sanzione stessa, e la Spagna che l’ha ridotta al 10%.